AlmaLaurea 2026: occupazione in crescita, ma resta il divario tra laurea e lavoro

Rapporto AlmaLaurea 2026 su occupazione dei laureati e mismatch tra laurea e lavoro – ALMA IEXS

L’81,2% dei laureati di primo livello lavora a un anno dal titolo. Ma il 39,4% sperimenta ancora un disallineamento tra studi e lavoro. I dati AlmaLaurea 2026 mostrano perché, nella scelta di un percorso post-diploma, non conta più soltanto conseguire una laurea: diventano centrali esperienza pratica, orientamento, competenze e connessioni con il mondo professionale.

In breve

I Rapporti AlmaLaurea 2026 restituiscono un quadro positivo sul fronte dell’occupazione, ma evidenziano anche una questione decisiva: trovare lavoro non significa necessariamente trovare un lavoro coerente con ciò che si è studiato.

A un anno dalla laurea:

  • l’81,2% dei laureati di primo livello risulta occupato;

  • l’80,8% dei laureati di secondo livello risulta occupato;

  • il 39,4% dei laureati di primo livello presenta un disallineamento tra studi e lavoro;

  • il dato scende al 32,5% tra i laureati di secondo livello;

  • il 60,9% dei laureati ha svolto un tirocinio curriculare durante gli studi;

  • il 68% ha avuto esperienze lavorative mentre studiava.

Un dato è particolarmente interessante: tra i laureati di primo livello, AlmaLaurea rileva una quota di lavoro non coerente pari al 50% tra chi non ha svolto un tirocinio curriculare, contro il 27% tra chi lo ha svolto e ne è rimasto soddisfatto.

Il punto, quindi, non è scegliere tra laurea ed esperienza.

È costruire un percorso capace di integrare titolo, competenze, esperienza reale e relazioni professionali.

Cosa dice il Rapporto AlmaLaurea 2026

Il XXVIII Rapporto AlmaLaurea 2026 permette di osservare da due prospettive diverse il rapporto tra università e mondo del lavoro.

La rilevazione sui Percorsi di laurea ha coinvolto quasi 335.000 laureati del 2025 appartenenti a 81 atenei.

La rilevazione sugli Esiti occupazionali della laurea ha invece coinvolto quasi 700.000 laureati di primo e secondo livello, intervistati a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

I dati descrivono un sistema universitario nel quale l’occupazione cresce, ma nel quale rimane aperta una domanda fondamentale:

quanto il lavoro trovato valorizza realmente quello che una persona ha studiato?

Ed è proprio questa domanda a rendere particolarmente interessante il Rapporto 2026.

L’occupazione dei laureati è in crescita

Il primo dato è positivo.

Secondo AlmaLaurea, a un anno dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione raggiunge l’81,2% tra i laureati di primo livello e l’80,8% tra quelli di secondo livello.

Rispetto alla rilevazione precedente significa un aumento rispettivamente di 2,6 e 2,2 punti percentuali.

Con il passare degli anni il dato migliora ulteriormente.

A cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione raggiunge:

91,7% per i laureati di primo livello
94,4% per i laureati di secondo livello

Anche la disoccupazione diminuisce: a un anno dal titolo si attesta al 9,2% per il primo livello e al 9,3% per il secondo.

Il titolo universitario continua quindi a rappresentare un investimento importante.

Ma il semplice tasso di occupazione non racconta tutta la storia.

Il problema del mismatch tra laurea e lavoro

Una persona può essere occupata e, allo stesso tempo, svolgere un lavoro poco coerente con il proprio percorso universitario.

È qui che entra in gioco il concetto di mismatch tra laurea e lavoro, cioè il disallineamento tra la formazione acquisita e l’attività professionale effettivamente svolta.

AlmaLaurea considera il fenomeno osservando, tra gli altri elementi, l’utilizzo delle competenze acquisite all’università e la necessità del titolo di studio per svolgere la professione.

A un anno dalla laurea il disallineamento riguarda:

il 39,4% dei laureati di primo livello
il 32,5% dei laureati di secondo livello

In altre parole, quasi quattro laureati di primo livello su dieci si trovano, a un anno dal titolo, in una situazione nella quale le competenze universitarie vengono utilizzate poco e il titolo non è formalmente richiesto per l’attività svolta.

A cinque anni dal conseguimento del titolo il fenomeno rimane sostanzialmente stabile per i laureati di primo livello, al 39,2%, mentre scende al 25% per quelli di secondo livello.

Il problema, quindi, non è soltanto:

“Troverò lavoro?”

La domanda da aggiungere è:

“Il lavoro che troverò valorizzerà davvero ciò che sto imparando?”

Cosa significa davvero “lavoro coerente con la laurea”

È importante non interpretare questi dati come una dimostrazione del fatto che “la laurea non serve”.

I dati AlmaLaurea dicono qualcosa di più complesso.

La coerenza tra percorso universitario e professione dipende da diversi fattori: indirizzo di studi, caratteristiche del mercato del lavoro, territorio, opportunità incontrate, orientamento professionale, esperienze svolte durante l’università e reti personali e professionali.

AlmaLaurea rileva infatti che la laurea viene considerata “molto efficace o efficace” rispetto al lavoro svolto dal 60,4% dei laureati di primo livello e dal 67,4% di quelli di secondo livello.

La questione non è quindi contrapporre università e lavoro.

La questione è capire come costruire un ponte più forte tra i due.

Tirocinio ed esperienza pratica: cosa mostrano i dati

Uno dei dati più significativi del Rapporto 2026 riguarda proprio le esperienze realizzate durante gli studi.

Tra i laureati del 2025:

il 60,9% ha svolto un tirocinio curriculare riconosciuto dal proprio corso di studi;

il 68% ha lavorato durante l’università;

il 10,2% ha svolto un’esperienza di studio all’estero riconosciuta.

Il dato diventa ancora più interessante quando AlmaLaurea analizza la relazione tra tirocinio e coerenza professionale.

Tra i laureati di primo livello, la quota di chi svolge un lavoro non coerente passa dal 50% tra coloro che non hanno svolto un tirocinio al 27% tra coloro che lo hanno svolto e si dichiarano soddisfatti dell’esperienza.

Il dato non significa che un tirocinio garantisca automaticamente un lavoro coerente.

Mostra però un’associazione importante: l’esperienza pratica svolta durante il percorso universitario può rappresentare uno degli elementi da considerare quando si valuta la capacità di un percorso di avvicinare realmente lo studente al mondo professionale.

E cambia anche il modo di guardare al tirocinio.

Non più soltanto un obbligo da completare prima della laurea.

Ma una possibile occasione per comprendere un settore, confrontarsi con professionisti, sperimentare competenze, creare relazioni e iniziare a costruire un’identità professionale.

Il valore dell’orientamento al lavoro

Il Rapporto AlmaLaurea 2026 evidenzia anche un altro elemento spesso sottovalutato: l’accompagnamento verso il mondo professionale.

Secondo AlmaLaurea, chi ha partecipato alle iniziative di orientamento al lavoro dichiarandosi soddisfatto mostra una probabilità di occupazione superiore del 10,1% a un anno dalla laurea, oltre a un minore disallineamento rispetto a chi non ne ha usufruito.

Anche in questo caso il dato invita a superare una visione lineare del percorso universitario:

studio → laurea → ricerca del lavoro

La costruzione del futuro professionale può iniziare molto prima.

Orientamento, mentoring, stage, project work, confronto con aziende e professionisti possono accompagnare lo studio, invece di cominciare solamente quando lo studio è terminato.

Cosa dovrebbe valutare oggi chi sceglie un percorso post-diploma

Quando si sceglie un percorso universitario, il nome della laurea rimane importante.

Ma da solo non basta a raccontare la qualità complessiva dell’esperienza.

Per comprendere davvero cosa offre un percorso bisognerebbe chiedersi:

Quale titolo conseguirò?

Ma anche:

Quanta esperienza concreta maturerò durante gli studi?

Avrò occasioni reali per applicare quello che imparo?

Potrò lavorare su progetti reali?

Avrò un mentor o qualcuno che mi aiuti a costruire una direzione professionale?

Entrerò in relazione con aziende, professionisti e organizzazioni?

Alla fine del percorso avrò soltanto un titolo oppure anche esperienze, competenze dimostrabili, un portfolio e una rete professionale?

Queste domande non riducono il valore della laurea.

Al contrario, aiutano a chiedersi come valorizzarla maggiormente.

Il modello ALMA IEXS

È da questa idea che nasce il modello ALMA IEXS.

ALMA IEXS è un ecosistema formativo che integra nello stesso percorso laurea universitaria, masterclass, esperienza sul campo, mentoring e network professionale.

La laurea triennale viene realizzata in partnership con Università Telematica degli Studi IUL, con titolo avente pieno valore legale e riconoscimento MUR.

Ma il percorso non si esaurisce nell’esperienza universitaria.

Accanto allo studio vengono integrate attività progettate per mettere progressivamente la persona in relazione con il mondo professionale.

Laurea

Il percorso comprende una laurea triennale riconosciuta, che costituisce la base accademica del progetto formativo.

Masterclass

Le Masterclass ALMA sono momenti di formazione esperienziale dedicati allo sviluppo di competenze trasversali e professionali: comunicazione, leadership, intelligenza emotiva, capacità relazionali e competenze specifiche legate alla direzione scelta.

ALMA Experience

Il percorso prevede oltre 300 ore di tirocinio, insieme a challenge aziendali, project work ed esperienze in contesti professionali.

L’obiettivo è permettere allo studente di iniziare a sperimentare il lavoro mentre si sta ancora formando.

Mentoring

Il percorso viene accompagnato da momenti di mentoring individuale per lavorare su obiettivi, direzione professionale e sviluppo personale.

Network

ALMA IEXS integra inoltre la costruzione di relazioni con aziende, imprenditori e professionisti, perché il capitale relazionale rappresenta una componente importante dell’ingresso nel mondo del lavoro.

Portfolio professionale

Esperienze, progetti e attività svolte possono contribuire alla costruzione progressiva di un portfolio capace di mostrare non soltanto ciò che lo studente ha studiato, ma anche ciò che ha realmente fatto.

Laurea, esperienza e competenze nello stesso percorso

I dati AlmaLaurea non dicono che esista una formula capace di eliminare il rischio di mismatch.

E nessun percorso formativo serio potrebbe garantirlo.

Dicono però qualcosa che chi oggi sceglie il proprio futuro dovrebbe conoscere.

Avere un lavoro e costruire una professione coerente con il proprio percorso di studi non sono necessariamente la stessa cosa.

Il Rapporto 2026 mostra allo stesso tempo:

un’occupazione dei laureati in crescita;

un disallineamento tra studi e lavoro che interessa ancora una parte importante dei laureati;

una relazione significativa tra esperienze curriculari, orientamento e inserimento professionale.

Per questo la domanda da porre prima di scegliere un percorso non dovrebbe essere soltanto:

“Quale laurea prenderò?”

Ma:

“Chi sarò, cosa saprò fare e quali esperienze avrò costruito quando conseguirò quella laurea?”

È su questa integrazione tra sapere, saper fare, saper essere e relazioni professionali che ALMA IEXS costruisce il proprio modello.

Non sostituire il valore della laurea.

Amplificarlo attraverso l’esperienza.

Domande frequenti

Qual è il tasso di occupazione dei laureati secondo AlmaLaurea 2026?

Secondo il Rapporto AlmaLaurea 2026, a un anno dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione è dell’81,2% per i laureati di primo livello e dell’80,8% per quelli di secondo livello. A cinque anni raggiunge rispettivamente il 91,7% e il 94,4%.

Cos’è il mismatch tra laurea e lavoro?

Il mismatch, o disallineamento tra studi e lavoro, indica una situazione nella quale il percorso universitario e l’attività professionale svolta non risultano pienamente coerenti. AlmaLaurea considera, tra gli altri elementi, l’utilizzo delle competenze acquisite durante gli studi e la necessità del titolo universitario per svolgere quel lavoro.

Quanti laureati svolgono un lavoro non coerente con gli studi?

A un anno dalla laurea il disallineamento rilevato da AlmaLaurea riguarda il 39,4% dei laureati di primo livello e il 32,5% di quelli di secondo livello.

Fare un tirocinio durante l’università aiuta?

I dati AlmaLaurea evidenziano una forte associazione tra tirocinio e coerenza del lavoro. Tra i laureati di primo livello la quota di chi svolge un lavoro non coerente è pari al 50% tra chi non ha svolto un tirocinio e al 27% tra chi lo ha svolto dichiarandosi soddisfatto dell’esperienza. Il dato non implica che il tirocinio garantisca un determinato esito, ma indica che l’esperienza pratica rappresenta un elemento rilevante da considerare.

Quanti laureati svolgono un tirocinio durante gli studi?

Secondo il Rapporto AlmaLaurea 2026 sui Percorsi di laurea, il 60,9% dei laureati del 2025 ha svolto un tirocinio curriculare riconosciuto dal corso di studi.

Cosa offre ALMA IEXS oltre alla laurea?

ALMA IEXS integra una laurea universitaria realizzata in partnership con IUL con masterclass, mentoring individuale, project work, oltre 300 ore di tirocinio, esperienze aziendali, costruzione del portfolio e network professionale.

Una laurea può essere un punto di arrivo. Oppure l’inizio di qualcosa di più grande.

Scegliere cosa studiare è importante.

Costruire durante quegli anni competenze, esperienze, relazioni e una direzione professionale può esserlo ancora di più.

ALMA IEXS nasce per unire elementi che troppo spesso vengono affrontati separatamente: università, esperienza, competenze trasversali, mentoring e network.

Scopri ALMA IEXS e come funziona il percorso integrato tra laurea ed esperienza professionale.

CONDIVIDI SU:

Fissa un’appuntamento con il nostro Dirigente Scolastico e visita la Scuola.

Vieni a conoscere il Mondo IEXS