Abbandono universitario in Italia: il 26,4% lascia entro sei anni

Abbandono universitario in Italia e orientamento degli studenti

Cosa ci dicono i dati ANVUR 2026 e CISIA sulla scelta universitaria e sull’importanza di orientarsi prima di iniziare un percorso post-diploma.

Scegliere cosa fare dopo la scuola superiore è una delle prime decisioni importanti della vita adulta.

Università, corso di laurea, città, opportunità professionali, test d’ingresso: le informazioni da valutare sono molte. Ma i dati sull’abbandono universitario in Italia mostrano che entrare all’università è soltanto l’inizio.

Secondo il Rapporto ANVUR 2026, più di uno studente su quattro iscritto a una laurea triennale interrompe il proprio percorso entro sei anni.

E allora la domanda diventa inevitabile:

quanto conta scegliere bene prima ancora di iscriversi?

In breve

I dati principali da conoscere sono questi:

  • 26,4% degli studenti iscritti a una laurea triennale interrompe gli studi entro sei anni;
  • 62,7% consegue la laurea nello stesso periodo;
  • nelle università statali, il 13,3% abbandona già tra il primo e il secondo anno;
  • nell’indagine CISIA sull’orientamento, il 62% degli studenti che aveva già partecipato ad attività di orientamento avrebbe voluto ricevere maggiore aiuto per scoprire i propri punti di forza.

Numeri che fanno emergere un tema: prima ancora di capire come entrare in un percorso, è importante capire quale percorso scegliere.

Cos'è l'abbandono universitario?

Per abbandono universitario si intende l’interruzione di un percorso di studi prima del conseguimento del titolo.

Le ragioni possono essere molto diverse: difficoltà negli studi, motivazioni economiche, aspettative non corrispondenti alla realtà, cambiamento di interessi, ingresso nel mondo del lavoro oppure scelta di un percorso differente.

Per questo è importante non leggere l’abbandono come un fenomeno con una sola causa.

I dati mostrano però quanto sia importante interrogarsi sulla scelta compiuta già prima dell’immatricolazione.

Quanti studenti abbandonano l'università in Italia?

Il Rapporto ANVUR 2026 sul sistema della formazione superiore e della ricerca analizza, tra gli altri dati, il percorso degli studenti immatricolati nell’anno accademico 2018/2019.

A sei anni dall’iscrizione:

il 62,7% ha conseguito la laurea;

il 26,4% ha abbandonato gli studi;

mentre una parte degli studenti risulta ancora presente nel sistema universitario.

C’è poi un dato particolarmente significativo.

Nelle università statali, il 13,3% degli studenti abbandona già nel passaggio tra il primo e il secondo anno.

Questo significa che per una parte degli studenti il problema emerge molto presto, quando l’esperienza universitaria è appena cominciata.

Cosa cercano davvero i ragazzi quando devono orientarsi?

Per comprendere meglio cosa chiedono gli studenti prima di scegliere, è interessante affiancare ai dati ANVUR quelli raccolti da CISIA, il Consorzio Interuniversitario che gestisce i test TOLC utilizzati da numerosi atenei italiani.

Nel 2025 CISIA ha pubblicato l’indagine “Orientarsi dopo la scuola”, raccogliendo oltre 4.300 risposte.

Tra gli studenti che avevano già partecipato ad attività di orientamento, le esigenze indicate erano molto concrete.

Il:

69,8% avrebbe voluto capire meglio come funziona concretamente l’università;

63,9% avrebbe voluto conoscere meglio le possibilità disponibili dopo la scuola;

62% avrebbe voluto essere aiutato maggiormente a scoprire i propri punti di forza;

48,8% desiderava maggiori informazioni sui passaggi necessari per iscriversi;

44,4% voleva approfondire come prepararsi ai test d’ingresso.

L’ordine delle risposte è interessante.

La preparazione al test è importante, ma non è la prima esigenza dichiarata.

Prima vengono la conoscenza concreta dell’università, la comprensione delle possibilità disponibili e la conoscenza di sé.

Prima di chiedersi “come entro?”, bisogna chiedersi “dove voglio andare?”

I dati ANVUR e CISIA descrivono due fenomeni differenti e non dimostrano un rapporto diretto di causa-effetto.

ANVUR documenta una dispersione universitaria significativa.

CISIA mostra invece che molti ragazzi, durante la fase di orientamento, sentono ancora il bisogno di comprendere meglio il mondo universitario, le possibilità disponibili e i propri punti di forza.

Letti insieme, fanno emergere una domanda importante.

Quando scegliamo un percorso post-diploma, stiamo cercando soltanto informazioni oppure stiamo cercando di capire quale possibilità sia davvero coerente con noi?

Perché queste due domande sono molto diverse:

“Qual è il percorso migliore?”

e

“Qual è il percorso migliore per me?”

La prima richiede informazioni.

La seconda richiede anche consapevolezza.

Orientarsi non significa soltanto scegliere un corso di laurea

Un buon percorso di orientamento dovrebbe aiutare un ragazzo a mettere insieme più elementi:

le proprie attitudini;

gli interessi reali;

le competenze;

le aspirazioni professionali;

il tipo di ambiente nel quale riesce a esprimersi meglio;

le opportunità disponibili;

la persona che immagina di voler diventare.

Questo non significa che una scelta fatta bene non possa essere cambiata.

Cambiare idea può essere parte della crescita.

Ma esiste una differenza tra cambiare direzione consapevolmente e scoprire dopo mesi o anni di aver scelto un percorso senza essersi mai chiesti realmente perché.

Il modello ALMA: l'orientamento viene prima del percorso

È da questo principio che parte il modello ALMA IEXS.

Prima di parlare di titolo, stage, network o opportunità professionali, il percorso parte dalla persona.

L’obiettivo è aiutare lo studente a comprendere meglio attitudini, interessi, competenze e direzione, per costruire successivamente un percorso formativo coerente.

All’interno di ALMA, formazione accademica, esperienze concrete, competenze personali e mondo professionale vengono quindi pensati come elementi dello stesso percorso.

Perché ottenere un titolo è importante.

Ma sapere perché lo stiamo conseguendo e dove vogliamo utilizzarlo lo è altrettanto.

Se stai scegliendo cosa fare dopo il diploma

I dati sull’abbandono universitario non devono essere letti come un motivo per avere paura di scegliere.

Possono invece diventare un motivo per dedicare più tempo alla scelta.

Prima di iscriversi a un percorso può essere utile chiedersi:

Conosco realmente cosa studierò?

So quali opportunità può offrirmi questo percorso?

È coerente con i miei interessi e le mie attitudini?

Ho scelto perché lo voglio realmente o perché mi sembra la strada più naturale?

Conosco abbastanza me stesso per prendere questa decisione?

Non esiste un test capace di rispondere completamente a queste domande.

Ed è proprio qui che l’orientamento acquista valore.

E se hai già iniziato l'università ma senti che non è la strada giusta?

Anche in questo caso fermarsi a riflettere non significa necessariamente aver fallito.

Il dato ANVUR del 26,4% di abbandono entro sei anni mostra che il cambiamento o l’interruzione del percorso riguarda una parte significativa degli studenti italiani.

La domanda utile non è soltanto:

“Devo continuare?”

ma anche:

“Per quale motivo sto continuando e dove voglio arrivare?”

Comprendere meglio la propria direzione può aiutare a decidere se proseguire, cambiare percorso o costruire un’alternativa più coerente.

Domande frequenti sull'abbandono universitario

Qual è la percentuale di abbandono universitario in Italia?

Secondo il Rapporto ANVUR 2026, il 26,4% degli studenti iscritti a una laurea triennale della coorte 2018/2019 interrompe gli studi entro sei anni. Nelle università statali, il 13,3% abbandona già tra il primo e il secondo anno.

Perché gli studenti abbandonano l'università?

Non esiste una causa unica. Le motivazioni possono riguardare difficoltà nello studio, aspettative diverse dalla realtà, motivazioni economiche, cambiamenti personali o professionali e una scelta iniziale non più percepita come coerente.

Cosa serve per orientarsi bene prima dell'università?

Secondo l’indagine CISIA, gli studenti che hanno già svolto attività di orientamento chiedono soprattutto di capire meglio come funziona concretamente l’università, quali possibilità esistono dopo la scuola e quali sono i propri punti di forza.

Cosa fa ALMA per l'orientamento?

Il percorso ALMA parte dall’orientamento e dalla conoscenza della persona, per comprendere attitudini e interessi prima di costruire il successivo percorso formativo e professionale.

Un passo per capire se è la strada giusta

Scegliere cosa fare dopo il diploma non significa semplicemente trovare un’università o superare un test.

Significa iniziare a costruire una direzione.

E prima di chiedersi quale sia il percorso migliore in assoluto, può valere la pena dedicare il tempo necessario a rispondere a una domanda molto più personale:

Qual è il percorso migliore per me?

Se vuoi scoprire come funziona l’orientamento all’interno del percorso ALMA:

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