Divieto smartphone a scuola: cosa devono sapere i genitori

Cellulare a scuola: studente senza smartphone durante le lezioni

Lo smartphone accompagna ormai quasi ogni momento della giornata dei ragazzi.

È sveglia, chat, musica, social network, fotocamera, agenda, fonte di informazioni e strumento attraverso cui mantenere continuamente un contatto con gli altri.

Poi, per alcune ore, arriva la scuola.

E il telefono deve fermarsi.

Dall’anno scolastico 2025/26 il divieto di utilizzo dello smartphone durante l’orario scolastico è stato esteso anche alle scuole superiori, completando un percorso che aveva già interessato il primo ciclo.

La regola è quindi chiara.

Ma per un genitore la questione più interessante probabilmente comincia proprio dove termina il regolamento scolastico.

Perché la scuola può stabilire cosa accade durante le ore trascorse al suo interno.

Ma cosa succede quando un ragazzo torna a casa?

Ed è proprio qui che una semplice norma può trasformarsi in un’occasione educativa.

Smartphone a scuola: cosa prevede realmente il divieto

Con la Nota n. 3392 del 16 giugno 2025, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha esteso agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado il divieto di utilizzare il telefono cellulare durante le attività didattiche e, più in generale, durante l’orario scolastico.

Il divieto riguarda quindi non soltanto il momento in cui il docente sta spiegando.

La disposizione ministeriale parla più ampiamente di orario scolastico.

E riguarda, in linea generale, anche l’utilizzo dello smartphone per finalità didattiche.

Questo però non significa che la tecnologia scompaia dalla scuola.

Computer, tablet, lavagne elettroniche e altri strumenti digitali possono continuare a essere utilizzati per le attività didattiche secondo quanto programmato dagli istituti e dai docenti.

La distinzione è importante:

non viene vietata la tecnologia. Viene regolato uno strumento personale che accompagna costantemente lo studente e può diventare una fonte continua di distrazione.

Il cellulare deve essere consegnato all'ingresso?

Non necessariamente.

Questo è uno dei punti su cui è facile fare confusione.

Il Ministero stabilisce il divieto, ma lascia alle singole istituzioni scolastiche la scelta delle modalità organizzative con cui garantirne il rispetto.

Una scuola può quindi scegliere di chiedere agli studenti di lasciare il telefono spento nello zaino.

Un’altra può predisporre contenitori.

Un’altra ancora può utilizzare armadietti o sistemi di deposito.

Per questo è importante che ogni famiglia verifichi il Regolamento d’Istituto e il Patto educativo di corresponsabilità della propria scuola.

La regola nazionale riguarda il non utilizzo.

Il modo in cui questa regola viene concretamente applicata dipende invece dall’organizzazione dell’istituto.

Esistono delle eccezioni?

Sì.

La Nota ministeriale prevede che l’utilizzo possa essere consentito quando lo smartphone è previsto dal Piano Educativo Individualizzato (PEI) o dal Piano Didattico Personalizzato (PDP), oppure in presenza di motivate necessità personali.

Sono inoltre previste particolari possibilità di utilizzo negli specifici indirizzi tecnologici dell’istruzione tecnica dedicati all’informatica e alle telecomunicazioni, quando il dispositivo sia strettamente funzionale all’attività prevista dal progetto formativo.

Non si tratta quindi di un divieto costruito ignorando esigenze individuali.

Il principio è piuttosto quello di togliere lo smartphone dalla quotidianità scolastica quando non è realmente necessario.

Perché il Ministero ha vietato lo smartphone anche alle superiori

Nella propria comunicazione, il Ministero richiama studi e ricerche riguardanti gli effetti di un uso eccessivo o scorretto dello smartphone sul benessere degli adolescenti e sulle prestazioni scolastiche.

Ma ridurre tutto a:

“il telefono distrae”

sarebbe probabilmente troppo semplice.

Lo smartphone possiede una caratteristica particolare rispetto a molti altri strumenti.

Chiede continuamente attenzione.

Una notifica.

Un messaggio.

Un video.

Una chat.

Una vibrazione.

La possibilità stessa che qualcosa stia accadendo altrove.

E ogni volta esiste una scelta:

continuare ciò che sto facendo oppure controllare?

Per un adulto questa gestione può essere difficile.

Per un adolescente, che sta ancora costruendo autonomia e capacità di autoregolazione, può esserlo ancora di più.

È anche per questo che la disposizione ministeriale non si limita al divieto: richiama esplicitamente la necessità per la scuola di educare a un utilizzo responsabile e consapevole degli strumenti digitali.

Ed è qui che entra in gioco la famiglia.

Il vero problema dello smartphone comincia dopo la scuola

La scuola può creare sei o sette ore nelle quali esiste un confine molto semplice:

il telefono non si usa.

Ma poi arriva il pomeriggio.

E con esso tornano WhatsApp, TikTok, Instagram, YouTube, videogiochi, gruppi della classe, notifiche e messaggi.

È esattamente il punto individuato anche nel materiale iniziale dell’articolo: la scuola può regolare l’orario scolastico, mentre pomeriggi, sere e weekend tornano inevitabilmente nel terreno educativo della famiglia.

Ed è qui che il divieto scolastico può diventare qualcosa di più interessante di una semplice restrizione.

Può offrire alle famiglie un’occasione per affrontare una domanda che spesso viene rimandata:

che rapporto vogliamo avere con lo smartphone a casa nostra?

Vietare tutto a casa probabilmente non è la risposta

Un adolescente non deve soltanto imparare a vivere senza smartphone.

Deve imparare, progressivamente, a vivere con uno smartphone senza esserne governato.

Sono due obiettivi profondamente diversi.

A scuola una regola esterna può stabilire:

“durante queste ore non lo utilizzi.”

Nella vita adulta, però, non ci sarà sempre qualcuno a togliere il dispositivo.

Servirà un’altra competenza:

saper scegliere autonomamente quando utilizzarlo e quando metterlo da parte.

Ed è proprio questa autonomia che famiglia e scuola possono contribuire a costruire insieme.

Come parlare dello smartphone con un figlio senza trasformarlo in uno scontro

Uno degli errori più comuni è iniziare la conversazione dal comportamento da eliminare:

“Stai sempre al telefono.”

“Posalo.”

“Basta TikTok.”

“Non fai altro.”

Il problema è che frasi di questo tipo difficilmente aprono una conversazione.

Producono più facilmente una difesa.

Una strada diversa può essere partire dalla curiosità.

Per esempio:

“Ti accorgi quando il telefono comincia a distrarti?”

Oppure:

“Qual è il momento della giornata in cui ti è più difficile staccarti?”

O ancora:

“Secondo te c’è qualcosa che faresti di più se avessi meno notifiche?”

La differenza può sembrare sottile.

Ma nel primo caso l’adulto sta pronunciando un giudizio.

Nel secondo sta invitando il ragazzo a osservarsi.

Ed educare significa anche questo: aiutare qualcuno a diventare progressivamente capace di comprendere il proprio comportamento.

Cinque regole sullo smartphone che una famiglia può costruire insieme

Non esiste una regola valida per tutte le famiglie.

Ma esistono alcuni confini che possono essere discussi insieme.

1. Momenti senza telefono per tutti

La credibilità di una regola aumenta quando non vale soltanto per il figlio.

Per esempio:

a tavola nessuno utilizza lo smartphone.

Non il ragazzo.

Ma nemmeno il genitore che controlla velocemente una mail.

Il messaggio educativo cambia completamente.

Non è:

“tu sei troppo piccolo per gestirlo.”

Diventa:

“in alcuni momenti scegliamo tutti di dare priorità alle persone che abbiamo davanti.”

2. Una zona della casa senza smartphone

Può essere il tavolo.

La camera da letto durante la notte.

Oppure uno spazio condiviso.

Non serve trasformare la casa in un sistema di controllo.

Serve rendere visibili alcuni confini.

3. Separare studio e notifiche

Studiare con lo smartphone accanto significa lasciare aperta continuamente una possibilità di interruzione.

Una semplice abitudine può essere:

quando studio, il telefono non è sulla scrivania.

Non necessariamente spento.

Semplicemente abbastanza lontano da non diventare un gesto automatico.

4. Proteggere il sonno

La sera è uno dei momenti in cui il confine diventa più importante.

Non perché esista qualcosa di sbagliato nell’utilizzare uno smartphone prima di dormire, ma perché il classico:

“controllo ancora una cosa”

può facilmente diventare una sequenza molto più lunga.

Anche qui può aiutare una regola condivisa sull’orario in cui il telefono smette di accompagnare la giornata.

5. Parlare anche di ciò che di buono avviene online

Se ogni conversazione sul digitale riguarda soltanto pericoli, dipendenza e divieti, difficilmente un adolescente racconterà spontaneamente ciò che vive online.

Il mondo digitale è anche relazione, creatività, scoperta e appartenenza.

Comprenderlo aiuta l’adulto a essere percepito non soltanto come controllore, ma come interlocutore.

La regola funziona meglio quando scuola e famiglia dicono la stessa cosa

Uno degli aspetti più interessanti del nuovo quadro è proprio il richiamo alla corresponsabilità educativa.

La scuola può stabilire un confine.

La famiglia può aiutare il ragazzo a comprenderne il significato.

E il ragazzo, progressivamente, deve trasformare quel confine esterno in una capacità interna.

È un passaggio fondamentale.

Perché lo scopo educativo non può essere avere un diciottenne che non usa il telefono perché qualcuno glielo vieta.

Lo scopo dovrebbe essere avere un giovane adulto capace di riconoscere:

“in questo momento il telefono mi sta togliendo qualcosa, quindi scelgo di metterlo via.”

Questa è autonomia.

Il divieto dello smartphone non dovrebbe diventare una guerra contro la tecnologia

C’è infine un equivoco che vale la pena evitare.

Limitare lo smartphone non significa costruire una scuola meno digitale.

La stessa Nota ministeriale conferma il valore di PC, tablet e altri strumenti tecnologici utilizzati all’interno di una progettazione didattica e invita le scuole a continuare a educare all’utilizzo responsabile delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale.

La questione non è quindi:

tecnologia sì o tecnologia no.

La questione è:

chi decide quando utilizzare la tecnologia?

Lo studente?

Una notifica?

Un algoritmo?

Oppure una scelta consapevole?

È questa, probabilmente, una delle competenze educative più importanti dei prossimi anni.

A scuola senza smartphone, per imparare a usarlo meglio fuori

Il divieto dello smartphone durante l’orario scolastico può essere letto come una limitazione.

Ma può essere letto anche in un altro modo.

Per alcune ore al giorno i ragazzi sperimentano che si può stare con gli altri senza controllare continuamente uno schermo.

Si può aspettare.

Ci si può annoiare.

Si può parlare.

Si può prestare attenzione.

Si può affrontare una lezione senza avere contemporaneamente accesso a tutto il resto del mondo.

Poi il telefono torna.

Ed è proprio allora che comincia il lavoro più importante.

Non impedirne per sempre l’utilizzo.

Ma aiutare i ragazzi a diventare abbastanza autonomi da poter scegliere quando prenderlo in mano e quando lasciarlo lì.

Il patto educativo tra scuola e famiglia

In IEXS crediamo che educare significhi lavorare insieme sulla persona, non soltanto sui contenuti scolastici.

Autonomia, responsabilità, consapevolezza e capacità di scegliere non si costruiscono con un singolo divieto.

Si costruiscono attraverso un patto educativo tra scuola, studenti e famiglia, nel quale le regole abbiano un significato e diventino progressivamente competenze.

Anche quando si parla di smartphone.

Perché la domanda educativa non è soltanto:

“Come facciamo a impedire a un ragazzo di utilizzare il telefono?”

Ma:

“Come lo aiutiamo a diventare una persona capace di utilizzarlo senza perdere libertà, attenzione e relazione?”

Se vuoi conoscere più da vicino il modo in cui IEXS accompagna studenti e famiglie nella crescita, puoi prenotare un incontro e visitare la scuola.

 

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