Indice
- I giovani italiani studiano di più, ma il passaggio al lavoro resta difficile
- Il problema tra università e mondo del lavoro è anche l’esperienza
- Una laurea è importante. Ma cosa sai fare quando la ottieni?
- Stage durante gli studi: perché l’esperienza conta
- Come capire se un percorso universitario prepara davvero al lavoro
- Come scegliere l’università dopo il diploma
- Dalla teoria alla realtà: il modello ALMA
- Non aspettare la laurea per scoprire il lavoro
- Se devi scegliere cosa fare dopo il diploma, parti da queste domande
Scegliere cosa fare dopo il diploma significa spesso rispondere a una domanda apparentemente semplice: quale percorso di studi voglio intraprendere?
Ma forse oggi la domanda giusta è un’altra:
quale percorso mi permetterà di arrivare alla fine degli studi non soltanto con un titolo, ma anche con le competenze e l’esperienza necessarie per entrare davvero nel mondo del lavoro?
È una differenza importante.
Perché università e lavoro non dovrebbero rappresentare due momenti completamente separati della vita di una persona: prima studio, poi conseguo il titolo e solo a quel punto comincio a capire come funziona una professione.
I dati contenuti nell’OECD Economic Surveys: Italy 2026, il rapporto con cui l’OCSE analizza la situazione economica italiana e le prospettive per il Paese, mostrano quanto il passaggio dalla formazione al lavoro sia diventato uno dei temi centrali per le nuove generazioni.
I giovani italiani studiano di più, ma il passaggio al lavoro resta difficile
Negli ultimi anni alcuni indicatori italiani sono migliorati.
La percentuale di giovani che non lavorano, non studiano e non seguono percorsi di formazione — i cosiddetti NEET — si è ridotta sensibilmente. Nel 2024 il dato era intorno al 16%, mentre nel 2025 risultava superiore al 15%.
Il miglioramento è importante, ma il livello italiano resta tra i più elevati dell’area OCSE.
Anche il numero dei giovani che raggiungono un livello di istruzione terziaria è cresciuto nel tempo. Tuttavia, nel 2023 soltanto il 30,6% degli italiani tra i 25 e i 34 anni aveva completato un percorso di istruzione terziaria, contro una media OCSE del 47,6%.
L’Italia rimane quindi tra i Paesi OCSE con la percentuale più bassa di giovani con un titolo terziario.
Ma il punto non riguarda soltanto quante persone conseguono una laurea.
Riguarda anche ciò che accade durante il percorso che porta a quel titolo.
Il problema tra università e mondo del lavoro è anche l'esperienza
Nel rapporto 2026 l’OCSE dedica particolare attenzione alla distanza che ancora esiste tra sistema educativo e mondo del lavoro.
Un dato aiuta a comprenderla.
Secondo i dati PISA 2022 riportati dall’OCSE, soltanto il 17,5% degli studenti italiani intervistati aveva completato un’esperienza di internship, contro una media OCSE del 33,2%.
Questo dato non riguarda esclusivamente gli studenti universitari: riguarda gli studenti presenti nel sistema educativo al momento della rilevazione PISA.
Ma il messaggio più ampio che emerge dal rapporto è particolarmente rilevante anche quando si deve scegliere un percorso post-diploma: la formazione e il mondo del lavoro continuano troppo spesso a procedere su binari separati.
L’OCSE sottolinea infatti come molti giovani arrivino al termine del proprio percorso formativo con una limitata esperienza professionale e con competenze pratiche non sempre sufficientemente allineate a quelle richieste dalle imprese.
Ed è qui che cambia il modo in cui dovremmo pensare alla scelta universitaria.
Una laurea è importante. Ma cosa sai fare quando la ottieni?
l titolo continua ad avere valore.
Studiare significa costruire conoscenze, metodo, capacità di analisi e strumenti culturali indispensabili per affrontare una professione.
Il problema nasce quando si pensa che il titolo, da solo, debba rappresentare l’intero risultato del percorso.
Un’azienda che incontra un giovane candidato non vede soltanto gli esami sostenuti o il voto di laurea.
Vuole capire anche altro.
Come affronta un problema?
Come lavora con altre persone?
Sa comunicare un’idea?
Sa organizzare il proprio lavoro?
Come reagisce quando qualcosa non funziona?
Sa rispettare una scadenza?
È capace di confrontarsi con un cliente, un collega o un responsabile?
Sa trasformare ciò che ha studiato in qualcosa di concreto?
Sono competenze che difficilmente si sviluppano esclusivamente attraverso lo studio teorico.
Si costruiscono anche facendo, sbagliando, ricevendo feedback, lavorando su progetti, confrontandosi con persone più esperte e affrontando situazioni reali.
Stage durante gli studi: perché l'esperienza conta
L’OCSE indica proprio nell’esperienza lavorativa uno degli strumenti che possono facilitare il passaggio dalla formazione al lavoro.
Internship, tirocini e apprendistati di qualità permettono agli studenti di comprendere meglio le professioni, sviluppare competenze e compiere scelte più consapevoli sul proprio futuro.
Il rapporto invita infatti a rafforzare la qualità e la diffusione delle esperienze professionali integrate nei percorsi di studio.
Il punto però non dovrebbe essere semplicemente “fare uno stage”.
Un’esperienza diventa realmente formativa quando permette allo studente di essere coinvolto, ricevere responsabilità progressive, confrontarsi con professionisti e comprendere perché una determinata decisione produce un determinato risultato.
La differenza è sostanziale.
Essere presenti in un’azienda non equivale automaticamente a imparare un mestiere.
Serve qualcuno che trasformi quell’esperienza in apprendimento.
Come capire se un percorso universitario prepara davvero al lavoro
Quando si sceglie cosa fare dopo il diploma, quindi, il nome dell’università o il programma degli esami non dovrebbero essere gli unici elementi da valutare.
Prima di iscriversi può essere utile porre alcune domande molto concrete.
1. Sono previste esperienze professionali durante gli studi?
Non soltanto alla fine del percorso, ma già mentre si stanno costruendo le proprie competenze.
2. Quando inizia il contatto con il mondo del lavoro?
Aspettare l’ultimo anno per scoprire come funziona davvero una professione significa rimandare un confronto che potrebbe aiutare anche a comprendere meglio ciò che si sta studiando.
3. Si lavora su progetti reali?
Studiare marketing e costruire realmente una strategia sono due esperienze diverse.
Studiare management e gestire un progetto sono due esperienze diverse.
Conoscere una teoria e saperla applicare rappresentano due livelli differenti di competenza.
4. Ci sono professionisti e mentor con cui confrontarsi?
Un buon percorso dovrebbe permettere di imparare anche da chi quella professione la vive.
Un mentor può aiutare a leggere un errore, comprendere una dinamica professionale, individuare un punto di miglioramento e accelerare il processo di crescita.
5. Quali competenze avrò costruito alla fine?
La domanda non dovrebbe essere soltanto:
“Quale titolo avrò?”
Ma anche:
“Chi sarò diventato e cosa saprò realmente fare?”
Come scegliere l'università dopo il diploma
Queste domande cambiano profondamente il criterio con cui scegliere un percorso post-diploma.
Significa non valutare soltanto la materia che piace o la reputazione di un’istituzione, ma osservare l’intero percorso.
Teoria.
Esperienza.
Competenze.
Relazioni.
Mentorship.
Progetti.
Opportunità di confronto con il mondo professionale.
Perché il vero obiettivo non dovrebbe essere semplicemente arrivare alla laurea.
Dovrebbe essere arrivarci avendo già iniziato a costruire la propria identità professionale.
Dalla teoria alla realtà: il modello ALMA
È proprio da questa idea che nasce il modello ALMA.
ALMA costruisce percorsi nei quali la formazione non viene pensata come qualcosa di separato dalla realtà professionale.
Il modello integra titolo, esperienza, progetti reali, stage, mentor e network all’interno di un unico percorso.
L’obiettivo non è sostituire la formazione accademica con l’esperienza.
È fare in modo che le due dimensioni si rafforzino reciprocamente.
Studiare un concetto.
Vederlo applicato.
Provare ad applicarlo.
Ricevere un feedback.
Capire cosa non ha funzionato.
Riprovare.
È in questo passaggio continuo tra conoscenza ed esperienza che una competenza può diventare realmente utilizzabile.
Non aspettare la laurea per scoprire il lavoro
Per molto tempo il modello dominante è stato lineare:
prima studi → poi ti laurei → poi cerchi lavoro → poi impari davvero una professione.
Oggi vale la pena chiedersi se questa sequenza sia ancora sufficiente.
I dati dell’OCSE suggeriscono la necessità di costruire collegamenti più forti tra formazione e lavoro e di aumentare le opportunità per i giovani di maturare esperienze professionali durante il proprio percorso educativo.
Questo non significa trasformare l’università in un semplice corso professionalizzante.
Significa riconoscere che conoscenza e capacità di applicarla non sono la stessa cosa.
Ed entrambe servono.
Se devi scegliere cosa fare dopo il diploma, parti da queste domande
Se stai scegliendo il tuo percorso dopo il diploma, prova quindi a non chiederti soltanto:
“Quale università voglio fare?”
Chiediti anche:
Quanto potrò sperimentare ciò che studio?
Con quali professionisti potrò confrontarmi?
Quando entrerò realmente in contatto con il mondo del lavoro?
Su quali progetti potrò mettermi alla prova?
Quali competenze avrò sviluppato oltre al titolo?
E soprattutto:
quando terminerò il percorso, avrò soltanto studiato una professione o avrò già cominciato a viverla?
È una differenza che può cambiare completamente il modo in cui si entra nel mondo del lavoro.
Scopri ALMA
Se stai valutando il tuo percorso dopo il diploma, oppure hai già iniziato un’università e senti che manca qualcosa tra ciò che stai studiando e ciò che vorresti diventare professionalmente, puoi approfondire il modello ALMA.
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