Perché la IEXS è differente. Lettera di uno studente.

La scelta della IEXS è stata determinante per il mio futuro.


Ciao Fede (il coordinatore Docenti della IEXS n.d.r.),

mi accingo a scrivere una riflessione sulla mia esperienza fin qui vissuta nel vasto mondo dell’apprendimento scolastico e in particolare quella con la IEXS, come già ti anticipavo qualche giorno fa.
Parto dal presente, ad oggi sono iscritto al primo anno del corso universitario di “Viticoltura ed Enologia” al campus di Cesena.
L’università, generalmente, è un percorso di studio che ti forma sotto l’aspetto delle conoscenze acquisite tramite il classico metodo di apprendimento (teorico-nozionistico, insegnamento frontale, verifica con esame scritto/orale). Le scuole superiori (principalmente licei in questo caso), e anche le scuole medie se vogliamo, fanno lo stesso.
Prima di iscrivermi all’università quest’anno, ho avuto modo di frequentare un liceo scientifico, un istituto tecnico e alla fine del mio percorso, la Scuola dei Talenti (ora IEXS); dopodiché finiti gli studi con un diploma di “Tecnico Agrario”, ho avuto l’opportunità di fare una scelta: da una parte potevo iscrivermi all’università e seguire quindi il percorso “standard” come molti miei amici avevano già fatto, dall’altra accettare l’offerta di un professore conosciuto alla IEXS di creare una start-up innovativa. Ho scelto per la start-up e credo di non aver mai fatto scelta più giusta. Qui ho trovato un ambiente fertile per sviluppare tutte le soft skills acquisite durante l’anno di studio alla IEXS, e toccare con mano cosa vuol dire fare impresa, cosa vuol dire sbagliare e rialzarsi subito dopo e migliorarsi, sono cresciuto sotto l’aspetto emotivo e delle responsabilità, insomma ho vissuto una realtà lavorativa innovativa capace di modellare dentro di me una serie di competenze che in questo momento sono molto appetibili sul mercato.
 
Ma dove le ho sviluppate queste competenze?
 
La risposta è alla IEXS; qui ho avuto la fortuna di partecipare a diversi corsi, tramite un apprendimento esperienziale e una didattica a classe capovolta che mi hanno permesso di apprendere in modo alternativo e di mettermi in gioco in tanti campi diversi dal mio indirizzo di studio. Altra cosa che mi ha trasmesso, oltre allo sviluppo di un apprendimento multitasking, sono stati uno sviluppo e una comprensione profonda delle emozioni con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Mettendo insieme tutte queste cose sento che il mio approccio all’università è completamente diverso dal 98% dei miei compagni, nel senso positivo; sono consapevole che il bagaglio di conoscenze che l’università mi fornirà, senza un applicazione concreta e una visione verso il mondo del lavoro che ci sarà subito dopo, serviranno a poco o nulla e riguardo a questo argomento mi piacerebbe prendere in esame un esempio che spiega meglio questo aspetto.
 
Pochi giorni fa un professore del nostro corso di laurea invita tutti gli studenti a un incontro sul tema “Dottorato e Innovazione” in cui si parlava di impresa, di competenze che le aziende cercano, di esperienze che stanno vivendo ragazzi neolaureati/neodottorandi , insomma si parlava del nostro (studenti universitari) futuro usciti da lì (mica poco quindi). Si da il caso che l’incontro era in concomitanza con una lezione di matematica, io essendo molto interessato all’argomento mi presento all’incontro e su 200 studenti invitati del mio corso, ero presente solo io. È stato un incontro molto interessante in cui ho avuto il piacere di sentire tante storie anche di studenti poco più grandi di me e del loro approccio al mondo dell’impresa e del lavoro, insomma sono uscito da lì con un idea concreta di cosa vuol dire fare un dottorato, di cosa cerca un azienda in un giovane neolaureato oggi e di quali sono le prospettive per l’università di Bologna nel promuovere start-up e percorsi di interfacciamento tra giovani laureati e imprese.
 
Cosa voglio far capire con questo esempio? Che le tre ore di matematica per il 99% dei miei compagni sono state più importanti di un opportunità come questa, e allora mi sono chiesto perché. Quando ho invitato a partecipare alcuni di loro, mi è stato risposto “no grazie, preferisco seguire la lezione che poi all’esame vado male”, o frasi simili, che rispecchiano esattamente la mentalità sviluppata dallo studente durante il percorso di studi “standard” delle scuole superiori di cui parlavo prima: è più importante seguire la lezione e non lasciarsi scappare neanche un appunto, arrivare all’esame e prendere il voto più alto e infine uscire dall’università con un bel voto piuttosto di sviluppare, tramite vie traverse ad esempio, un idea di cosa ci sarà dopo, di cosa cerca il mercato oggi, di quali sono le competenze che devi sviluppare per essere competitivo e come ti comporti in questo senso durante il tuo percorso di studi per svilupparle. Io ringrazio la IEXS perché mi ha aiutato a sviluppare la mia creatività, il senso di curiosità, la capacità di sognare, la bellezza dei valori e delle emozioni. Ringrazio la IEXS perché l’università che sto facendo mi sta piacendo tantissimo e non sarebbe lo stesso se non vi avessi conosciuto. Ringrazio la IEXS perché mi ha dato gli strumenti per costruire il mio futuro.

Un saluto sincero,

Luca

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